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Le piante come gli animali

Non credo sia esagerato, relativamente alle piante, parlare di vera telepatia.

In passato alcuni test scientifici hanno anche confermato la capacità delle piante di captare la mera intenzione, quindi di percepire l’immagine mentale e prevenire possibili minacce per la propria sopravvivenza. Piuttosto famoso è Cleve Backster, un meticoloso genio che, dagli anni ’60 in poi, ha rivoluzionato la visione umana delle piante ma è stato bellamente ignorato dai ricercatori materialisti i quali, non avendo nulla su cui obiettare, si sono avvalsi del solito apriorismo (che oggi va tanto di moda) per confutare i suoi studi che hanno dato origine alla teoria della Percezione primaria (Primary Perception: Biocommunication with plants).

In uno dei test effettuati, i risultati ottenuti sono simili, sotto ogni aspetto, a quelli con cui il biologo Rupert Sheldrake dimostrerà, anni dopo, la relazione telepatica tra il cane ed il suo padrone.

In una famosa serie di esperimenti, due fotocamere dotate di timecode operano continuamente, una registrando le reazioni del cane a casa del padrone e l’altra riprendendo quest’ultimo sul luogo di lavoro. Nel momento esatto in cui l’uomo sente il suo capo dirgli di tornare a casa, qualunque sia il momento e fissato a caso ogni volta, il cane si alza e va alla porta. Rimarrà così fino al ritorno “annunciato” del padrone, a meno che il capo, nel frattempo, non cambi idea e chieda al suo dipendente di sedersi di nuovo e di svolgere un compito imprevisto. Se questo accade, il cane torna a cuccia.

Quale è la natura di questa “onda mentale” percepita sia dal cane che dalla pianta?

Solo una breve parentesi per chiarire che l’esperimento è stato fatto con il cane ma, affinchè il mondo felino non si offenda, va detto che i nostri gatti hanno dato ampia dimostrazione di capacità telepatiche (e non solo, ma questa è un’altra storia…)



Ecco Rufus, detto Rufy, l’Avvogatto di casa, che sta testando la nuova cuccia del cane, appena montata.
Per la cronaca, dopo il test ha approvato l’acquisto…





Lui invece è Boris, detto Bobori, il Tenerone di casa.
Il suo sport preferito è “fare la pasta” e ronfa anche mentre il veterinario gli misura la temperatura…





Dunque, torniamo all’esperimento…

A seguito degli esperimenti fatti è emerso che il segnale non si indebolisce con la distanza, quindi non è di natura elettromagnetica. Inoltre, è impossibile interromperlo, anche se il soggetto umano e la pianta sono isolati da gabbie di Faraday, che bloccano le onde elettromagnetiche.

Questa la conclusione di Cleve Backster:

il segnale non si propaga, si manifesta semplicemente in luoghi diversi.  Se fosse elettromagnetico, viaggerebbe alla velocità della luce. I ritardi biologici coprirebbero quella frazione di secondo che il segnale impiegherebbe a spostarsi. I fisici quantistici mi confortano nell’opinione che tale segnale sia indipendente dallo spazio e dal tempo.

In breve, sembra che il sistema di percezione e trasmissione a distanza utilizzato dalle piante si basi non su un segnale elettromagnetico, ma sulle onde scalari, scoperte nel Novecento da Nikola Tesla (1856 – 1943, uno dei più grandi ingegneri elettrici statunitensi).
Le onde scalari, trasportatrici di neutrini sfuggiti al sole, sono onde di torsione e sono ricevute e trasmesse da tutto ciò che è vivente, sulla Terra, formando una vera maglia che unisce regni e specie differenti. Di natura elettrica, tali onde presentano una propagazione a vortice e sinusoidale, come le onde elettromagnetiche. Inoltre, si “nutrono” di tutti i campi energetici che attraversano.

A differenza delle onde elettromagnetiche, la cui intensità si riduce con il quadrato della distanza, le onde scalari emettono più potenza di quanta ne ricevano e possono quindi alimentare un motore, producendo più energia di quella che consumano per farlo funzionare. Questa è la famosa “energia libera”, immaginata da Nikola Tesla, non inquinabile, inesauribile e potenzialmente gratuita. 

Quindi la percezione primaria delle piante dipenderebbe da queste onde, le quali garantiscono un’interazione non locale e simultanea.

Questo non è solo bellissimo, è una MERAVIGLIA

Ma la pianta sarebbe in grado di inviare questo tipo di messaggio ad una persona?
E quella persona sarebbe in grado di comprenderlo?

Secondo gli studi di Backster sembrerebbe di sì, quantomeno in determinate condizioni…

A questo proposito vogliamo portare un esempio illuminante, quello dellayahuasca, una miscela di piante che, portando l’essere umano in uno stato di trance, promuove il suo contatto con il mondo invisibile e con la coscienza delle piante.

Recenti studi universitari in neurofarmacologia hanno permesso di comprendere le ragioni della precisa posologia utilizzata dai nativi americani, da tempo immemorabile.

Sotto gli effetti della prima pianta consumata, il cervello si difende dall’intrusione allucinogena con un neuromediatore che “combatte l’informazione” indotta dalla sostanza ingerita. La seconda pianta ha il potere di bloccare il neuromediatore che è intervenuto a proteggere il cervello dall’aggressione psichedelica. L’ayahuasca, a questo punto, può colonizzare liberamente la coscienza, per “aprirla” alle percezioni vegetali.

Fin qui tutto chiaro, ma è solo l’avanzamento della nostra attuale ricerca in neurobiologia e farmacologia ad aver portato alla luce questo processo. Ma i popoli primitivi sapevano, da secoli, che per attivarlo era necessario ingerire questa e quella pianta in un preciso ordine e quantità, per entrare in connessione con gli “spiriti della foresta”.

Come facevano a saperlo? Andando alla cieca, provando ed assumendo migliaia di specie?

Gli sciamani rispondono: “No, sono le piante stesse ad averci detto di consumarle in questo modo”.

Sipario……  😊

Noi crediamo comunque che l’uomo sia naturalmente predisposto a questo genere di esperienze ma, nel corso della nostra evoluzione (sarebbe più appropriato dire involuzione…) abbiamo dimenticato le nostre reali possibilità.  Questo grazie anche ai sistemi di credenza costruiti deliberatamente da coloro che pilotano e alimentano i cosiddetti “campi mentali collettivi”  dei quali miliardi di persone sono inconsapevoli seguaci.

“La Genesi non considera le piante come creature di Dio.

Noe’ imbarca solo animali,

quel carico che scampa al diluvio universale alla fine morira’ di fame.”

Stefano Mancuso

Ecco perché per noi Bellezza è anche avere un giardino con l’erba alta, perché non è mai il momento giusto per tagliarla, perché c’è l’artemisia che fa capolino, la borragine che timidamente chiede spazio, la piantaggine che si erge come se volesse toccare le nuvole, il tarassaco che ha deciso che comanda lui e si espande a dismisura, la calendula che si è trovata bene lo scorso anno e ha chiamato tutti i suoi parenti, fiorellini di tutti i colori che attirano gli insetti come la movida milanese…

Caspita, ci vuole un atto di coraggio a tagliare l’erba in giardino, mi sa che la taglieremo più in là… a volte anche la confusione è bellezza.


zainetto

Nel nostro zaino aggiungiamo due sacchetti, uno di Creatività, uno di Amore, che fa miracoli e senza di Lui nulla di buono potrebbe accadere… ed aggiungiamo un raggio di Sole, senza il quale nulla potrebbe esistere.


Una piccola parentesi sulla Creatività, termine molto abusato nel nostro tempo perché utile alle aziende e quindi predominante nella tarda società industriale. Nell’immaginario collettivo alla creatività si dà il senso di originalità nell’ideare qualcosa, di capacità di analisi e sintesi, di destrezza nel definire e strutturare le conoscenze.

Ma il creare è una prerogativa del nostro emisfero destro, se si coglie questo illustre verbo nella sua accezione più stretta: fare esistere, far diventare res – cioè cosa tangibile, fatto compiuto – qualcosa che prima non c’era, nel mondo così com’è.
L’etimologia della parola creare è da ricondursi alla radice sanscrita kar- = fare, infatti, sempre in sanscrito, kar-tr è il creatore, cioè, “colui che fa dal nulla“.

Capito?? 😉

Guarda il percorso della Bellezza e seguilo tutto, ti piacerà…

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