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Il segreto delle favole

Le favole esistono da tempo immemorabile, probabilmente da sempre.
Ci consolano, ci fanno fantasticare, sognare, ci danno una morale, ci indicano una strada…

Le antiche favole sono dense di simboli, ed ognuno di noi le può interpretare in maniera diversa, a seconda della propria visione, cultura, onestà, a seconda dei propri pregiudizi o dall’assenza degli stessi, a seconda dell’ Intenzione…

Chiamiamo in causa Don Antonio Giuseppe Pernety (1716-1796), un Monaco Benedettino di grande cultura e studioso della filosofia ermetica; Federico il Grande lo chiamò per ricoprire il ruolo di cappellano nel castello di Sans Souci, nella cui biblioteca potè completare le sue ricerche sulla filosofia ermetica.

La sua opera alchemica è in due voluminose opere: “Le fables égyptienne et grecques dévoilées et reduités au même principe, avec une explication des hiéroglyphes” e “Dictionnarie mytho-hermétique“, tradotte successivamente anche in italiano.

L’interpretazione di Pernety è decisamente interessante: le favole, ovvero la mitologia antica, sono il mezzo con cui il magistero dei saggi ha tramandato il segreto della Pietra dei Filosofi:

“…ma in quale modo poter tramandare attraverso i tempi questi mirabili segreti e nel contempo custodirli nascosti al pubblico? Farlo per mezzo della tradizione orale si correva il rischio di perderne persino il ricordo, la memoria è un movente troppo instabile per potervicisi fidare.
Le tradizioni di tal genere s’offuscano man mano che s’allontanano dalla loro sorgente, sino al punto che riesce poi impossibile districare il tenebroso caos nel quale l’oggetto e la materia di queste tradizioni si trovano nascoste. Affidare questi segreti a scritti in lingue e caratteri d’uso corrente era lo stesso come esporsi a vederli profanati per la negligenza di coloro che avrebbero potuto carpirli. Meglio ancora, necessitava eliminare il più piccolo sospetto, se non dell’esistenza almeno della conoscenza di questi segreti.
Perciò non v’era altra risorsa che quella dei geroglifici, dei simboli, delle allegorie, delle favole, le quali, essendo suscettibili di parecchie spiegazioni differenti, potevano servire ad ingannare, ed a istruire gli uni.

Mentre gli altri sarebbero rimasti nell’ignoranza.
Fu questa la decisione che prese Ermete e, dopo di lui, tutti i filosofi ermetici del mondo. Essi dilettavano il popolo con le favole, dice Origene,e queste favole con i nomi degli Dei del paese servivano il velo alla loro Filosofia…”

Godiamoci quindi tutte le favole, dietro c’è sempre un messaggio da cogliere.
E nelle fiabe degli Antichi mettiamoci un pò di attenzione in più… chissà che… 🙂

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